Un vero fallimento l’incontro con i cittadini organizzato da AQP e Comune di Melendugno per difendere la Qualità dell’acqua di rubinetto, giovedì 15 maggio, presso la Sala Convegni della Scuola Media.
Il Comitato no-acquarossa, rappresentato dal prof. Franco Candido ha dimostrato, documenti alla mano, che a Melendugno l’acqua distribuita dall’Acquedotto Pugliese non è sempre all’altezza degli standards di qualità stabiliti dalla legge. Del resto, che l’acqua di Melendugno non fosse consumata dal 95% della popolazione era un fatto già acclarato dal sondaggio dello scorso anno e che aveva evidenziato che soltanto 19 melendugnesi su 450 erano disposti a chiudere gli occhi per bere. Le recenti ordinanze del Sindaco di marzo 2008 non hanno fatto altro che confermare le proteste portate avanti dal Comitato e dai cittadini che continuano a lamentarsi di pagare un’acqua che non usano, ma che pagano tre volte di più dei milanesi, che invece la consumano regolarmente.
“Nella rete di Melendugno non ci sono tratti materiali che possono dare origine a fenomeni di corrosione.” ha affermato l’Ing. Valentini, dirigente dell’Acquedotto Pugliese provinciale, nella sua lunga analisi riguardante la situazione del sistema idrico melendugnese. Gli unici pezzi che hanno queste caratteristiche sono i tratti di attacco al contatore… Il resto della rete è costituito per quasi la totalità in ghisa che non va incontro a fenomeni di corrosione superficiale… Il fatto che il fenomeno si sia verificato soltanto in alcuni punti della rete è un fenomeno che non dipende dalla qualità dell’acqua distribuita, perché se l’acqua contenesse già il ferro nel momento in cui viene erogata nell’abitato di Melendugno, in forma di particelle, sarebbe presente in tutta la rete. Il sedimento si solleva perché, fra altre cause, c’è o una variazione di velocità o una variazione della direzione di flusso.. L’unico modo per rimuovere le particelle è aprire lo scarico di queste tubazioni e provocare un movimento dell’acqua che aspira queste particelle e le fa uscire.”
“Ci dovete dire se l’acqua rossa è potabile o no e se avete intenzione di continuare a fornire a Melendugno questi tipo di liquido!” ha sottolineato a sua volta Franco Candido, coordinatore del Comitato no acqua rossa. “Non potete venire qui a dichiarare che l’acqua che fornite è sempre salubre e pulita e che di conseguenza è un’acqua di qualità. I fatti vi smentiscono clamorosamente, e malgrado i politici che contano di Melendugno si siano schierati in bella mostra per difendervi, non potete nascondere la verità: l’acqua di Melendugno è sempre più spesso rossa, nonostante gli interventi realizzati dai vostri tecnici per rattoppare un sistema idrico che fa acqua (rossa) da tutte le parti, in modi, tempi e con intensità di colore imprevedibili e perciò ancora più inquietanti. Non si dà sicurezza ai cittadini negando l’evidenza! L’acqua deve essere inodore, insapore e soprattutto incolore. Lo dice la legge e che a Melendugno l’acqua da voi fornita disattenda il Dlgs 31 del 2001 lo hanno dimostrato perfino “le Iene” di Italia uno.”
In definitiva, questo incontro con i cittadini-utenti organizzato per dimostrare la qualità dell’acqua melendugnese si è rivelato un vero e proprio boomerang per l’Acquedotto Pugliese e per l’Amministrazione Comunale e alcuni politici locali che ne hanno preso le difese. Nessuno si è convinto che l’acqua rossa sia potabile e che sia possibile consumarla con serenità.
“Fin quando non saranno cambiate tutte le condutture del sistema idrico cittadino, non ci sentiremo tranquilli e nessuna spiegazione “illuminata né sponsorizzata” ci indurrà ad accettare questo tipo di liquido!” ha ribadito il Prof. Candido in una fase del suo intervento. “Piuttosto, AQP provveda a darci “anzitutto e sempre” acqua salubre e pulita e poi a scontare le bollette che gli utenti melendugnesi hanno già cominciato a contestare. L’eccedenza di consumi, addebitata con tariffe T2, T3, e T4, provocata dallo consumo forzoso di acqua che viene sprecata dagli utenti per schiarirla, non può essere un costo attribuito alla popolazione. L’azienda ha provocato questa situazione e tocca a lei sopportarne le conseguenze e non ai cittadini, già vessati per altri motivi da una fiscalità generale tanto pesante quanto iniqua. Fin quando l’Acquedotto Pugliese non si renderà conto che ha a che fare con utenti titolari di diritti, oltre che di doveri, come Comitato, saremo sempre in prima fila per difendere la salute dei melendugnesi.”
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