Malgrado siano trascorsi quattro anni dal drammatico divieto di utilizzo “per oltre un mese” dell’acqua potabile distribuita dall’Acquedotto Pugliese a Melendugno, nulla é cambiato!
L’ordinanza di “inibizione ai fini potabili e nella preparazione di cibi e bevande dell’acqua distribuita attraverso la rete AQP che serve l’intera via Roca, in Melendugno, fino al ripristino delle condizioni di conformità della distribuzione” emessa dal Sindaco di Melendugno, Avv. Roberto Felline, in data 21 febbraio 2008, conferma la bontà della lotta portata avanti in questi anni dal Comitato no-Acqua rossa.
Malgrado i proclami di potabilità dell’acqua, la verità é una sola ed é quella che gridiamo ai quattro venti da anni: L’ACQUA DI MELENDUGNO NON E’ POTABILE (perlomeno in Via Roca!). Quale credibilità dare, quindi, al comunicato stampa diffuso da AQP il 29/11/2007, quando scandalosamente affermava: “…sovente i fenomeni di rilevazione di “Acqua rossa” nelle abitazioni sono legati a problematiche degli impianti interni (presenza di filtri ove non é periodicamente effettuata la manutenzione ordinaria, serbatoi delle autoclavi in cattivo stato di conservazione ecc. )” con cui i Melendugnesi venivano praticamente accusati di essere essi stessi, con i loro impianti in cattivo stato di conservazione, i principali responsabili dei “fenomeni di acqua rossa”? NESSUNA! CREDIBILITA’ ZERO!
Mentre l’Italia vive l’emergenza rifiuti e tutti cercano soluzioni di breve o lungo periodo, emergenziali o risolutive pensiamo sia giusto ricordare alcuni dati scientifici censiti dall’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale (Piemonte) circa l’impatto che gli inceneritori hanno sulla salute di tutti noi. Qualcuno potrà anche decidere di costruire 1000 inceneritori in Italia (o termovalorizzatori come la neolingua affarista li definisce) per affrontare il problema dello smaltimento rifiuti ma è giusto che tutti sappiano che questi impianti producono malattie e non solo la tanto decantata energia da rivendere alla rete elettrica nazionale.
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